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04/04/2017

La scuola cattolica (E. Albinati)

albinati, scuola, cattolica, delitto, circeo, trieste, quartiere, roma, crimine, tortureNon è un libro che si legge per caso: sono 1.300 pagine che richiedono impegno e volontà. Visto l’approssimarsi della bella stagione non pensate di portarlo “sotto l’ombrellone”, anche solo per la sua mole, a meno che non vogliate un peso per evitare che il vento vi porti via l’asciugamano! Anche considerarlo un romanzo è secondo me azzardato. Il delitto del Circeo è stato uno dei crimini che negli anni settanta dello scorso secolo sconvolse la cronaca nazionale per la sua efferatezza e per l’ambiente in cui si era sviluppato. Di questo libro, quel delitto, è l’idea generatrice, ma se credete di trovarne il racconto dei fatti rimarrete delusi: la cronaca pura e semplice si limita a circa venti pagine. Il progetto dell’autore, compagno di scuola di coloro che hanno perpetrato le torture e l’omicidio del Circeo, è quello di raccontare e analizzare il quadro sociologico di quel periodo, per trovare la motivazione dell’efferato atto criminoso, aldilà della componente soggettiva degli assassini. L’opera assume così la veste di un saggio antropologico che affronta i temi della famiglia, della scuola, della religione, del sesso, del masochismo, del rapporto uomo-donna, della borghesia, della politica, della violenza, il tutto arricchito da racconti e ricordi personali dell’autore. Domande e dubbi, ma anche certezze, che può porsi ed affrontare qualsiasi persona: Albinati le porta alla luce senza reticenze, dalle più banali a quelle che spesso si ha vergogna di confessare, agli altri o a sé stessi. La struttura del libro è quindi interessante, ma l’approfondimento degli argomenti diventa spesso ripetitivo: lo stesso autore ad un certo punto della narrazione dice “Seguitemi se potete, se ne avete voglia, il tempo, la pazienza…” e bisogna effettivamente farsi carico di tutto questo per arrivare a leggere ogni singola pagina. E’ possibile procedere nella lettura saltando dei capitoli senza sentirne la mancanza e questo, a mio parere, lascia dei dubbi sulla validità dell’opera.             

11/07/2016

Mare greco (V. M. Manfredi)

manfredi, ulisse, enea, diomede, greci, esploratori, colonie, roma, adriatico, troiaUlisse, Enea, Diomede sono i tre personaggi che l’autore analizza, con la collaborazione di Lorenzo Braccesi, in questo libro. Generalmente noti quali protagonisti di racconti epici, sono qui riproposti nella veste dei mitici navigatori che percorrendo il mediterraneo hanno dato origine alla colonizzazione greca delle terre di occidente. Il mito è quell’idea cui i popoli si rivolgono per arricchire il loro passato e i Greci utilizzarono quelli di questi personaggi per raccontare e tramandare i viaggi che i navigatori dell’epoca facevano per fondare le loro colonie. Gli stessi poemi, di cui non è certa l’origine, furono adattati alle esigenze con il passare del tempo: probabilmente le rotte percorse da Ulisse nell’Odissea originariamente riguardavano siti asiatici o comunque del mediterraneo orientale, per adattarsi successivamente, invece, a luoghi dell’occidente, quando i naviganti greci indirizzarono le loro rotte verso il bacino occidentale del mediterraneo. Analizzando storia, letteratura e archeologia si scopre che molti dei personaggi che avevano preso parte alle gesta belliche di Troia, primi tra tutti quelli esaminati nel libro, diventano poi i fondatori di città e genti anche d’Italia (Enea nel Lazio, Diomede nell’Adriatico….), fino a ritrovarli oltre le “colonne d’Ercole” e pesino in miti che li presuppongono in Gran Bretagna attraverso le rotte atlantiche. Non esistono fonti certe dalle quali poter dividere la realtà dalla mitologia e anche l’archeologia non è sempre in grado di confermare o smentire i racconti e i miti tramandati (della stessa Troia di fatto non si ha ancora un riscontro reale). Ancora oggi sono utilizzati i nomi di questi eroi quando ci si avventura in viaggi esplorativi: Ulisse è anche il nome di un modulo spaziale che percorre lo spazio e chissà che ai nostri pronipoti elevati all’ennesima potenza, non giunga la storia che Nausica abitava su Venere o Polifemo su Giove! Qualsiasi interpretazione rimane quindi in un limbo fantastico, che ancor di più ammanta di mitologia questi personaggi e le loro storie.

24/05/2016

Viaggio nella Cappella Sistina (A. Angela)

michelangelo, angela, sisto, sistina, cappella, giudizio, universale, roma, vaticano, adamoQuesto è uno dei luoghi al mondo, forse il maggiore, in cui l’arte dell’immagine ha il suo massimo splendore. Visitarla, piuttosto che leggerne la descrizione su di un libro, è tutt’altra cosa, ma la competenza e le capacità di Angela ci conducono a scoprire dettagli su cui possiamo fissare l’attenzione avendo l’immagine a pochi centimetri dagli occhi. Il libro è un’ottima guida che varrebbe la pena rileggere prima e dopo la visita alla Cappella, e contiene anche, oltre a curiosità spicciole, riferimenti storici e biografici che ci permettono di avere un quadro più completo rispetto alla semplice descrizione artistica. La domanda che sorge spontanea è “… ma Michelangelo, Sisto IV, Giulio II e gli altri che hanno voluto e realizzato la Cappella come la conosciamo oggi, potevano immaginare che dopo 500 anni, la loro opera potesse avere l’inestimabile valore artistico che oggi li reputiamo?”. Voglio però prendere spunto dal libro per fare un’altra considerazione, avvalendomi dell’incipit dell’introduzione al libro stesso a firma di Antonio Paolucci, direttore dei musei vaticani: “Ogni giorno almeno ventimila persone, con punte di venticinquemila nei periodi di massima affluenza turistica, entrano in Cappella Sistina.”. Facendo due miseri calcoli questo significa che dalle visite alla Cappella si ricavano settimanalmente circa 1.500.000 di euro! Allora ribadisco quanto già sostenuto in alte circostante: su tutto il territorio Italiano sono raccolte opere artistiche, monumentali, archeologiche, urbanistiche e comunque culturali in ogni angolo e in quei pochi punti dove sono assenti, la natura e il panorama, sopperiscono egregiamente a questa lacuna. Siamo un museo artistico e paesaggistico a cielo aperto, al punto che ogni straniero dovrebbe pagare un biglietto soltanto perché è entrato in Italia. Eppure mai, dai nostri governi e governanti (a parte la voce di Sgarbi!), si sono mai intraprese iniziative per valorizzare e sfruttare questi beni, che ci fanno essere il Paese con più siti “patrimonio dell’umanità” UNESCO al mondo. Basterebbe rendere fruibili tutti questi beni per 24 ore al giorno perché la nostra Nazione arrivi ad incassare milioni di euro al giorno, risolvendo il problema economico, quello della disoccupazione e tutti potremmo vivere nel benessere grazie anche all’indotto che si verrebbe a creare. Ma questa semplice idea, che io esprimo da infimo cittadino, è senz’altro troppo banale per i geni che governano il nostro Stato. Certo, occorrono investimenti e impegno, ma spendere un milione di euro, per esempio, per riqualificare Pompei (sito unico al mondo!), ne farebbe incassare molti subito dopo. L’apertura notturna a Roma qualche giorno fa di tutti i musei e siti culturali, sebbene a un prezzo simbolico, ha portato a migliaia di visite, perché allora non farlo sempre anche a prezzi “normali”: chi deve decidere afferma che “la cultura non paga”, io invece credo che la “cultura non ha prezzo”, e chiunque sarebbe disposto a pagare un biglietto per poter usufruire a piacimento di tutte queste bellezze, che spesso, hanno per il nostro spirito un valore più salutare di una medicina per il corpo.

20/01/2015

Terre rare (S.Veronesi)

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Il protagonista di “Caos calmo” torna a rivivere in questo nuovo romanzo di Veronesi, travolto dall’uragano di cui prima era il centro immobile. In un solo giorno, ogni punto di riferimento della vita di Pietro Paladini si frantuma e l’equilibrio che s’illudeva di aver trovato nella capitale gli crolla attorno lasciando il vuoto. Il lavoro, la nuova compagna, il rapporto con la figlia, la fiducia verso le persone che gli sono accanto, vanno in pezzi come le tessere di un domino instabile e la sua fuga si trasforma in un viaggio verso il passato. Sarà la scoperta di verità nascoste, o volutamente non viste, e la confessione a se stesso delle proprie colpe, che lo porteranno a proiettarsi verso un nuovo equilibrio.  

Giudizio (0–3) = 2

 

20/10/2014

In fuga dal Senato (F.Rame)

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Non leggete questo libro!! Molti di noi valutando l’operato dei Parlamentari Italiani, maturano l’idea che i risultati delle scelte che ci vengono imposte, sono così deludenti perché Onorevoli e Senatori badano soltanto ai propri tornaconti e non al bene collettivo. Dal racconto della Rame, quest’idea diventa una certezza. Attenzione, non è una critica di parte: sappiamo tutti la collocazione politica che aveva l’autrice, ma in questo caso le sue invettive si rivolgono a tutti, da destra a sinistra, anzi, più a sinistra che a destra, perché è da lì che dovrebbe venire la spinta sociale. Il libro è il diario che la Rame ha tenuto dall’aprile 2006 al gennaio 2008, nei 20 mesi in cui è stata Senatrice delle Repubblica eletta nelle file dell’IdV. Lascerà il gruppo IdV per non votare a favore di scelte che andavano contro il programma elettorale del Governo e della propria coscienza. Sin dal primo giorno in cui entra in Senato, la scrittrice avverte un ambiente ostile, che galleggia in aria come Laputa, l’isola volante dei “Viaggi di Gulliver”, completamente distaccato da quelle che sono le realtà del Paese. Questo suo disagio si ripercuote persino sulla salute e solo l’ironia e le capacità satiriche di cui è dotata, le permettono di rimanere a galla nell’abisso che la separa dai suoi “colleghi”. Ogni sua giusta battaglia s’infrangerà contro il muro di indifferenza degli altri Parlamentari, sino a costringerla a dimettersi. La Rame non vuol proporre una sua analisi già confezionata, ma si limita a narrare i fatti come accadono e le sensazioni che questi le suscitano. In ogni passaggio si palesa però l’indifferenza dei nostri Governanti per il bene comune, a solo vantaggio dei propri interessi privati e l’impossibilità di poter cambiare tutto questo attraverso le istituzioni.        

03/05/2014

Gli imperatori romani (M.Grant)

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Una dettagliata cronologia degli imperatori che regnarono a Roma dal 31 a.C. al 476 d.C.. Per ognuno sono riportate l’ascesa al trono, i conflitti sostenuti, eventuali leggi promulgate, le parentele. Una cronologia molto analitica, che manca però, di approfondimenti sul carattere degli imperatori e su come questi si ponessero individualmente sulle problematiche che inevitabilmente gravavano si di un territorio così vasto e multiforme, e sul rapporto familiare in contrapposizione al ruolo svolto. Da l’impostazione data all’opera, sembra che durante questo lungo periodo due sole questioni animassero la vita dell’Impero:  le guerre intestine tra le varie legioni e gli “inciuci” familiari.      

20/04/2014

Impero (A.Angela)

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Tutti gli Stati hanno un passato, solo noi abbiamo avuto l’Impero Romano. Non voglio peccare di nazionalismo, né di un orgoglio mal interpretato, ma leggendo il libro di Angela, si scopre che il mondo moderno è tale perché è esistito l’Impero Romano. L’autore attraverso il percorso che poteva fare un sesterzio, passando di mano in mano, ci racconta qual era l’organizzazione e come si viveva all’epoca della massima espansione dell’Impero. Non è un viaggio di pura fantasia, tutte le informazioni riportate sono suffragate da reperti storici, archeologici, letterari: il racconto è un compendio di dati fondamentali o curiosi che ci permettono di comprendere quanto poco sia stata “inventato” rispetto ad allora. Seppure è evidente il divario tecnologico, nulla, il mondo globalizzato dell’Impero, aveva da invidiare a quello attuale, anzi: nella gestione del territorio (strade, dighe, ponti, acquedotti…); nell’integrazione (non esisteva razzismo…); nella tolleranza (libertà di professione religiosa…); nell’istruzione (l’analfabetismo era praticamente a zero e i più parlavano due lingue…); nei rapporti sociali (gli atti di violenza quotidiana erano minori, era vietato l’uso delle armi, il pane era distribuito gratuitamente, si assistevano i meno abbienti…); nella gestione delle attività e dell’innovazione (avevano sistemi a livello industriale, utilizzavano macchinari tornati in uso secoli dopo…). Certo avevano qualche “difetto”, o forse erano meno ipocriti (la legge non era uguale per tutti, ma il fatto era ufficiale!), si tratta sempre di 2.000 anni fa, , ma le corrispondenze con il presente sono strabilianti e molte notizie che abbiamo appreso da un’informazione generalista, su quel periodo, sono inesatte o quantomeno fuorvianti. E’ sorprendente scoprire che molti oggetti che usiamo quotidianamente sono nati allora, così come molte nostre usanze, modi di dire e di agire. Per comprendere appieno ciò che voglio significare in queste poche righe, è necessario leggere il libro.        

15/10/2011

Manifestazione a Roma con incidenti: concorso di colpa?

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Oggi è accaduto ancora: alla manifestazione a Roma organizzata dagli “Indignati”, si è scatenata l’ennesima guerriglia urbana nelle vie e piazze cittadine. ........

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25/09/2011

L’informazione taciuta

costituzione, treno, donne, parlamento, manifestazione, romaSapete che ieri 24 settembre migliaia di donne si sono date appuntamento a Roma per una manifestazione a favore della Costituzione Italiana?
Probabilmente no, ...

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