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24/09/2017

La stranezza che ho nella testa (O. Pamuk)

istanbul, turchia, boza, yogurt, pamuk, mevlut, rayiha, samiha, venditoreMevlut si trasferisce ad Istanbul nel 1969: ha dodici anni e comincia in questa città a fare il venditore ambulante di yogurt e boza con il padre. Il romanzo ci racconta la vita di questo ragazzo fino al 2012: la sua famiglia, il suo amore nato per sbaglio, le gioie, le paure e le speranze, affetti e delusioni; ma interessante nel racconto è lo scenario di una città e una cultura che stanno cercando di cambiare. L’autore, premio Nobel per la letteratura nel 2006, nato ad Istanbul, attraverso la storia di Mevlut, ci presenta l’evoluzione di una società che, dopo il colpo di stato militare del 1960, a cui seguiranno quelli del 1971 e del 1980, ancora nel 1969 è legata alla vita di campagna. In questo decennio verso la grande città turca si avviano flussi migratori, proprio dalla campagna, di coloro che sperano di trovare fortuna in quella che sta diventando una metropoli, composta per lo più da quartieri periferici con baracche e senza servizi. Evidente è la contradizione culturale che lega agli obblighi familiari ortodossi e all’attrazione dello stile di vita occidentale. Ancora nel XXI secolo, nonostante gli sforzi compiuti e la volontà di molti di raggiungere un cambiamento radicale, la società turca vive ancora sull’instabile equilibrio tra la modernità e il patriarcato religioso: anche tra coloro che ritengono necessario un percorso che avvicini la Turchia all’Europa e alla cultura occidentale, è sempre presente un legame con la cultura islamica e tradizionalista. Il protagonista vivrà il cambiamento urbanistico e demografico che nel periodo del racconto subirà la città di Istanbul e la struttura del romanzo, dove si alternano il racconto del narratore con le confessioni e le descrizioni dirette dei personaggi, ci mostra come in prima persona questi subiscono e affrontano nella vita giornaliera questo cambiamento. Per tutta la vita Mevlut dovrà fare i conti con l’errore che lo ha portato a sposare la “sorella” sbagliata, ma nonostante le forzature, le incomprensioni, i litigi anche aspri tra le tre famiglie che si intrecciano nella storia, il vincolo, a volte esasperante, della cultura famigliare terrà sempre vicini e solidali i personaggi. Benché si tratti comunque di un romanzo, se il lettore va oltre alla mera critica nei confronti di questo modus vivendi, c’è la possibilità di acquisire aspetti che ci possono aiutare a capire taluni atteggiamenti di queste società, che ci sembrano incomprensibili.

19/08/2017

Gabbianara blues (F. Quatraro)

gabbianara, isola, giglio, quatraro, blues, raffaello, concordia, naufragio, grotte, bonafedeL’Isola del Giglio è il mondo in cui ruota tutta la strana vicenda che coinvolge Raffaello, Antonio e la famiglia Bonafede. Il romanzo inizia la notte della tragedia del Concordia e si conclude poco dopo il trasferimento della nave, benché abbia il suo prologo diciotto anni prima. Come un novello Montecristo, Raffaello torna alla “superficie” della sua isola dopo essere stato per circa venti anni rinchiuso all’interno di grotte sotterranee da cui non riusciva ad uscire. Trova, com’è prevedibile, un mondo completamente nuovo, ma che l’autore non evidenzia tanto negli aspetti pratici o tecnologici, quanto nel modo di pensare della collettività paesana. La “prigionia” del Gigliese fa da specchio a quella di Antonio, vissuta però all’interno del carcere. Punto d’unione dei due personaggi la famiglia Bonafede, proprietaria di una piccoletta villetta al Giglio, dove Lisa, Memma e Rosa cercaranno “rifugio” per ricostruire le loro vite proprio nel periodo in cui Raffaello è tornato a vedere il sole. Tutti i personaggi si ritroveranno per rivivere e “revisionare” il loro passato, ma nonostante gli sforzi tesi al cambiamento, ognuno tornerà a vivere la propria vita con i segreti, i dubbi, il carattere che l’hanno sempre contraddistinta. Quatraro ci illustra la vita di un mondo, quello isolano che, sebbene per ovvie ragioni a stretto contatto con il mondo cittadino, ha una vita e tempi propri. L’ambientazione è dettagliata per ciò che riguarda i luoghi, i sapori e gli abitanti del Giglio. Nella narrazione l’autore eccede nell’uso di periodi virgolettati.       

10/08/2017

Gli occhi della Gioconda (A. Angela)

angela, leonardo, gioconda, monna lisa, louvre, occhi, rinascimento, firenzeE’ il quadro più famoso al mondo: partendo da questa “piccola grande” opera si potrebbe scrivere numerosi volumi toccando gli aspetti più disparati che ad essa si possono legare. Angela riesce a farlo con poco più di 300 pagine e con un linguaggio alla portata di tutti. Oltre alla descrizione specifica del quadro, l’autore ripercorre la vita di Leonardo e il suo ingegno; ci accompagna nelle vicende storiche del periodo in cui l’opera è stata dipinta; illustra a grandi linee le tecniche pittoriche; ci descrive usi e costumi dell’epoca. Non mancano poi curiosità e dettagli che spesso sono offuscati dalla fama del dipinto e che ci aiutano a comprendere come questa fama vada oltre il dipinto stesso, affiancando e sublimando tutti i “misteri” che l’accompagnano. Naturalmente, come sempre, Angela non attira l’interesse del lettore, o dell’ascoltatore in altri casi, solleticandolo con la curiosità sul mistero, ma trasformandolo in quesito, cerca delle risposte plausibili. Leggendo il libro ci sembra di partecipare alla vita quotidiana di Leonardo e a scoprirne, se non a comprenderne, le angosce e gli stimoli che hanno contraddistinto questo immenso e unico genio. A concludere il volume la domanda più banale e discussa di sempre: chi era Monna Lisa, o la Gioconda che dir si voglia, le cui fattezze ammiriamo nel quadro? Probabilmente non Lisa, la moglie di Francesco del Giocondo, che da sempre ha dato il nome al dipinto, e forse neanche una donna reale…. ma questo scopritelo da soli.      

30/07/2017

Il mio amico Odis (M. Landini)

landini, odis, esorcismo, esorcista, diavolo, possesso, padre pioNon capita spesso di leggere il resoconto di un esorcismo vissuto direttamente dall’autore. In questo libro, don Mariano Landini ci narra quello cui ha partecipato per eliminare il maligno da una donna. Credere o non credere al possesso del diavolo di un corpo è questione personale, magari religiosa o altro, e l’autore si limita soltanto a raccontare l’episodio di cui è stato partecipe, lasciando poi al lettore di interpretare a suo piacimento quanto narrato. Il libro non è sicuramente un racconto dell’orrore, anzi, nelle pagine che narrano la vicenda nello specifico lo scrittore ha evitato particolari inquietanti e in più ha intervallato queste parti con episodi di vita personale o considerazioni sui tempi andati e presenti. Odis, il protagonista, il demone che si era impossessato della donna, appare come un “povero diavolo”, quasi dispiaciuto del suo compito o forse incapace di compierlo, di fronte alla potenza di chi lo contrasta. Naturalmente l’autore è un sacerdote, quindi nel corso del racconto è costante il richiamo a Dio, alla fede e all’amore, ma il lettore, consapevole di questo “limite”, può tranquillamente concordare o meno con le critiche e i richiami alla memoria di un tempo migliore esposte da Landini, e farsi una propria idea sull’evento principale dell’esorcismo.

La digital transformation di una multi-utility (L. Giustiniano – A. Prencipe)

digital, multi-utility, acea, idrico, elettrico, trasformazione, Giustiniano, Prencipe, sap, KotterL’analisi dei due professori riguarda la trasformazione avvenuta all’interno di una grande società municipalizzata italiana, leader nell’erogazione di servizi. Si tratta di A.C.E.A., società per azioni il cui socio di maggioranza è il Comune di Roma, specializzata principalmente nell’erogazione del servizio elettrico e idrico integrato, a cui fanno capo molte società che hanno la gestione del servizio idrico integrato del centro Italia, facendone così una delle più grandi in Europa operanti in questo settore. L’importanza di questa trasformazione è data dal fatto che la società opera in un ambito non concorrenziale, oltre che essere municipalizzata, e che quindi è immune dal dover necessariamente migliorarsi: il fatto invece di aver scelto di realizzare un cambiamento radicale nel suo modo di pensare ed operare, la pone all’avanguardia e ad oggi, come unico modello da seguire a livello mondiale. Di questa sfida, per molti aspetti ad alto rischio, gli autori ci spiegano com’è nata e come è stata portata avanti. Presupposto che “I contatori girano, e continuano a girare”, l’Azienda avrebbe potuto continuare la sua attività senza alcuno stimolo esterno, i vertici dirigenziali invece, primo fra tutti il nuovo Amministratore Delegato, hanno deciso che nonostante questo era necessario creare delle urgenze interne, che spingessero tutto l’apparato aziendale a cimentarsi in un cambiamento dettato da una “concorrenza non reale”. Bisognava cioè operare come se l’utente avesse l’opportunità di poter scegliere tra più concorrenti alla fornitura del servizio. L’impegno è stato cospicuo, sia dal punto vista economico che delle risorse: per organizzare e seguire il cambiamento è stata scelta la Kotter International, di fama mondiale; per il modello operativo si è scelto di utilizzare e sviluppare quello SAP, altra azienda leader nel campo del software. Nel libro sono analizzati in dettaglio i tempi e le opportunità messe in campo, nonché gli sforzi e i cambiamenti che per circa due anni hanno coinvolto tutte le risorse dell’Azienda e di quelle collegate, e l’impatto tecnico, digitale e “caratteriale” che la scelta di questa sfida ha comportato. Alla fine di questo processo evolutivo, che per molti aspetti ha dell’incredibile, l’Azienda, come sottolineano gli autori, si pone all’avanguardia a livello mondiale. Fin qui la recensione del libro, interessante e ben strutturato, anche se farcito di termini tecnici che un lettore medio può ignorare: non trattandosi però di un romanzo, ma di un testo che illustra la trasformazione di una società che impatta su circa 8.000.000 di cittadini e circa 7.000 dipendenti, è necessario fare altre considerazioni. La prima è che l’assunto preso a riferimento e che si è voluto oltrepassare “I contatori girano, e continuano a girare” è mancante di una parte sostanziale “però a volte si fermano!”, perché è in quest’ultima affermazione che devono essere ricercati i problemi e le adeguate soluzioni. E “si fermano” per due ragioni principali: perché rotti o per mancanza del servizio erogato (nel caso del servizio idrico vedasi proprio quanto sta accadendo a Roma in questi giorni!). Ci possono essere quattro tipi di lettori di questo libro: gli interessati professionalmente al tema analizzato; coloro che sono anche utenti dell’Azienda o di quelle collegate; chi lavora presso A.C.E.A. o sua collegata; coloro che lo leggono per curiosità senza rientrare nelle tre precedenti categorie. Gli appartenenti al primo e al quarto tipo, saranno soddisfatti della lettura perché ne potranno trarre spunto e perché orgogliosi che una società italiana stia facendo cose così prestigiose da essere all’avanguardia nel mondo. Gli utenti invece, magari prendendo a riferimento il servizio idrico, credo si possano chiedere: ma non era più importante fare in modo che l’acqua arrivi regolarmente e sempre, e magari destinare i milioni di euro spesi, come indicato nel libro, per la realizzazione di dissalatori o nel miglioramento delle reti?; cosa significa essere più vicini al cittadino, magari nelle lunghe attese agli sportelli, se lo stesso ha difficoltà a relazionarsi con l’Azienda e in molti casi non ha preparazione per l’utilizzo dei servizi digitali?. Senza cadere nella retorica sono questi i principali interessi dei cittadini/utenti, che quasi sicuramente non badano alle fattezze del logo, sebbene nasconda importanti significati. C’è poi la terza categoria, quella degli operai ed impiegati dell’Azienda, i quali possono arrivare a chiedersi leggendo il libro: ma è questa la Società per cui lavoro? Domanda forse legittima, se nel testo i due autori considerano pressoché conclusa e già operante la trasformazione digitale oggetto dell’analisi, e giornalmente invece loro si devono confrontare con problemi irrisolti e con la necessità di individuare competenze specifiche, carico delle attività ed utilizzo delle risorse. Certamente non è questo il luogo per approfondire nel dettaglio ogni singolo argomento, resta il fatto che il testo è comunque interessante, purché si realizzi e funzioni nel concreto, sia a livello centrale che periferico, quanto così splendidamente illustrato.    

24/07/2017

Panigaglia (L. Bavassano)

bavassano, panigaglia, disastro, esplosione,santa liberata, argentario, guerra, munizioni, tragedia, dispersiIl titolo non deve trarre in inganno, perché non si tratta della storia della nave, né della cronaca della sua tragica fine, avvenuta il 1 luglio 1947 nella rada di S. Liberata a Monte Argentario. Come molti ben sanno, nel disastro bellico più tragico avvenuto dopo la fine della guerra, perirono circa 70 persone (il dato preciso non è mai stato confermato) a causa dell’esplosione delle oltre 300 tonnellate di munizione caricate sulla nave. Soltanto i pochi marinai scesi a terra per svolgere i loro compiti ebbero salva la vita e soltanto un superstite fu estratto dai brandelli delle lamiere della nave: molti furono dichiarati dispersi perché l’esplosione aveva polverizzato i corpi. Da questo evento, ancora vivo nel ricordo degli abitanti di Porto S. Stefano, nelle famiglie delle vittime e dei sopravvissuti e nelle commemorazioni, l’autore prende spunto per raccontare una parte della vita di suo padre. Bruno Bavassano fu tra coloro che ebbero salva la vita nella sciagura del Panigaglia, perché era a terra a ritirare gli stipendi dei marinai assieme al comandante. Il racconto, che può essere definito epistolare, ripercorre, proprio attraverso la corrispondenza che l’uomo inviava ai propri familiari, il periodo che va dai suoi 16 anni (1940) ai 23 (1947) e si focalizza su quella che fu la guerra coloniale italiana in Africa. All’autore però non interessa il racconto fine a se stesso, Bavassano si domanda come mai un uomo, che durante la sua vita si è dimostrato giusto e disponibile verso gli altri, abbia deciso da ragazzo di arruolarsi volontario per fare la guerra. Dagli scritti di suo padre, seppur spesso telegrafici e censurati dal regime dell’epoca, appare evidente la maturazione che avviene nel ragazzo che sta diventando uomo. Nato nel periodo in cui la dittatura fascista è già al potere, risente, come può essere naturale da ragazzo, della propaganda in cui s’inneggia alla forza patria, al dover primeggiare su tutto e su tutti, alla certezza di essere superiori. Stimoli cui non riesce a sottrarsi, non avendo conosciuto un prima diverso, anche se, come è dato comprendere, in famiglia questi motti non erano condivisi. Decide così di arruolarsi volontario in marina e ostenta orgoglio nel voler dare il suo contributo in guerra “… rimanere a Venezia, mentre tanti miei compagni sono imbarcati, non è bello.”. E’ così destinato in Africa nella campagna militare intesa a sottomettere le popolazioni oggetto del colonialismo nazionale, ma, giorno dopo giorno, maturerà la consapevolezza che la propaganda fascista è effettivamente sola propaganda, che tutto è fasullo: le forze militari italiane sono ridicole rispetto a quelle contrapposte; non c’è la capacità da parte dei vertici militari di garantire né approvvigionamenti bellici né cibo; essere soldato non significa diventare un super eroe, ma soltanto vivere da emarginato sperando nella fortuna di non morire. La fine della guerra è così vissuta dal protagonista come una vera e propria liberazione, sia materiale sia emotiva. L’imbarco post bellico sul Panigaglia, con la speranza che la normalità sia ormai acquisita, e il tragico evento dell’esplosione, nel quale ancora una volta per caso ha salva la vita, inducono invece quest’uomo ad un ulteriore riflessione. L’intento dell’autore non è quello di raccontare una parte della storia del padre o la cronaca di alcuni fatti, ma di trasmetterci degli insegnamenti, così come ha fatto suo padre con i figli, senza che per apprenderli, o scoprirli, o soltanto rifletterci, anche noi ci vediamo costretti a dover vivere drammatiche esperienze. Per quanto riguarda la vicenda del Panigaglia (riportandone il nome nel titolo) il libro non aggiunge informazioni a quelle già esistenti anche se ancora confuse, bensì contribuisce ad accrescere questi dati con l’aspetto umano ed emotivo di coloro che l’hanno vissuta.

19/07/2017

La paura è un peccato (O. Fallaci)

paura, peccato, oriana, fallaci, lettere, panagulis, nenni, kissinger, fidel, papaSi tratta di una raccolta di lettere e appunti inviati dalla scrittrice, durante la sua vita, alle persone più varie: familiari, amici, collaboratori, personaggi più o meno famosi. Già nei suoi articoli, soprattutto interviste, e libri la Fallaci si rivolge senza remore ai suoi interlocutori, ancor più lo fa quando gli scrive in privato: da queste lettere si evidenziano tutti i suoi eccessi caratteriali, una donna che non conosce mezze misure e che chiede a se stessa e agli altri il massimo sacrificio. Sicuramente non si è mai risparmiata ed ha percorso la storia che ne ha accompagnato la vita in “prima linea”, anche letteralmente, sin da quando, ancora bambina, faceva la staffetta per aiutare partigiani e soldati alleati durante la seconda guerra mondiale. Da queste lettere si evince quanto la giornalista fosse orgogliosa di se stessa fino all’eccesso e quanto profondo e smisurato sia stato il suo amore per la scrittura. Capace di isolarsi dal mondo, di cui era una portavoce dei fatti più importanti quando si “prestava” al giornalismo, nel momento in cui progettava la stesura di un libro, seviziava il suo tempo e il suo corpo per ottemperare a quella missione. Era capace di forti sentimenti e non di rado si sentiva tradita dai suoi amici o interlocutori, perché come lei concedeva loro tutta se stessa, così pretendeva altrettanto dagli altri. Come tutti i grandi personaggi, aveva un carattere molto forte che arrivava anche a trasformarsi in arroganza, ma fino alla fine è rimasta fedele ai suoi valori ed anche quando il suo corpo era ormai devastato dalla malattia, ha continuato a lottare per portare avanti la missione per cui era nata: scrivere.       

07/07/2017

Racconti e leggende nella vita marinara di Porto S. Stefano (P. Fanciulli)

fanciulli, porto s stefano, argentario, marinai, leggende, racconti, turco, delfino, nonella, pescaCome dice il titolo si tratta di quattro racconti e cinque leggende che riguardano la storia e la vita dei marinai della cittadina di Monte Argentario. Come tutte le storie di mare, anche queste, varcano i confini cittadini e per assonanza di contenuti e concetti si confondono con quelle raccontate dai marinai dei quattro angoli della terra. I primi sono racconti di episodi che sono tramandati e narrati da coloro che li hanno vissuti o ne sono stati partecipi. Le seconde, fanno invece parte di quelle storie, inventate o rielaborate, che servono da ammonimento a chi vive il mare, o servono a giustificare comportamenti e aneddoti che non troverebbero riscontro nella vita reale. L’autore le narra come un anziano potrebbe fare con i propri nipoti, o come nel suo caso, un’insegnante fa ai giovani alunni. In tutte ritroviamo termini che fanno parte del dialetto locale, sia per rendere la narrazione più popolare e vicina all’ambiente cui sono dirette, sia per l’interesse che l’autore ha sempre avuto verso lo studio del linguaggio, in special modo per quello della propria terra.    

04/07/2017

La casa tonda (L. Erdrich)

erdrich, casa, tonda, indiani, pellerossa, coutts, dakota, pulitzer, award, joeL’autrice è considerata una delle più importanti scrittrici contemporanee americane, tra gli altri premi ricevuti è stata finalista al Pulitzer (2009) e vincitrice del National Book Award (2012) proprio con questo romanzo. Nonostante queste prerogative, o forse proprio in attesa di queste, il libro non mi ha appassionato. E’ la storia della violenza subita da una donna all’interno di un territorio indiano degli U. S. A. e dell’evoluzione dei sentimenti che portano il figlio a vendicarla. Ho trovato la narrazione molto dispersiva e quindi scarsamente stimolante per il lettore. Unico aspetto interessante la denuncia che la scrittrice porta alla luce della condizione in cui ancora oggi, vivono gli indiani d’America, che, seppur non segregati nelle riserve a loro dedicate, non trovano comunque equità nelle leggi che regolano la loro coesistenza con gli altri cittadini. I soprusi, oltre che fisici, soprattutto morali cui devono sottostare hanno portato il Presidente Obama (come citato anche nella postfazione del libro) a definire questa situazione “un’onta per la nostra coscienza nazionale”. Questo rapporto di mancanza di fiducia e scarsa integrazione tra l’ambiente “indiano” e “americano” fanno si che le vicende della storia, rimangono velate di mistero ed ogni protagonista si farà portatore del suo segreto.

30/05/2017

Il Ritorno dei Mille (G. Bonfiglioli)

mille, garibaldi, palermo, spedizione, camice rosse, garibaldini, mazzini, risorgimento, 1860, italiaE’ un caso che abbia letto il libro questi giorni, proprio quelli (dal 27 al 30 maggio) in cui ebbe luogo, nel 1860, la rivolta di Palermo contro il regno borbonico. L’argomento di cui tratta il libro è questo evento, anzi più precisamente, la commemorazione che Palermo ne volle fare, 25 anni dopo, alla presenza dei reduci Garibaldini. Un breve riassunto: i Mille dopo lo sbarco a Marsala, ottenute le prime vittorie, parteciparono a fianco del popolo palermitano alle 4 giornate che liberarono la città siciliana dai Borbone e diedero avvio a quella che sarebbe divenuta “l’Unità d’Italia”. Nel 1885 la città di Palermo organizzò un’imponente commemorazione dei moti del ‘60, chiamando a raccolta tutte le “camice rosse” ancora in vita per ringraziarle, onorarle e sublimare quell’eroica impresa. Il testo di Bonfiglioli è un’interessante raccolta di documenti, comunicati, articoli e foto che riguardano soprattutto l’evento del 1885 e in parte minore le giornate del 1860. Nel materiale sono presenti anche documenti pressoché inediti, che hanno spinto l’autore a riportare alla memoria questo “ritorno” dei Mille a Palermo: un episodio dimenticato e quasi sconosciuto. Quello che però stimola il lettore è un altro aspetto: sono le considerazioni che possiamo fare su Garibaldi e i “suoi” Mille. Questi mille uomini, o poco più, per la maggior parte gente comune, non avvezza al combattimento, decide di partire per andare a liberare e unificare l’Italia! Non hanno armi, non hanno divise, per rifornirsi di ciò che necessita per il viaggio sono costretti a fare uno scalo imprevisto proprio presso i nostri porti. La razionalità gli concede solo due prospettive: essere affondati dalle navi borboniche durante il viaggio o essere sterminati dal regio esercito appena arrivati in Sicilia. Sono quindi votati alla morte, ma dalla loro hanno un postulato che li rende invincibili: non sono un esercito, rappresentano un popolo! Perché dico questo? Perché a causa del nostro italico atteggiamento, i Garibaldini, subito dopo l’impresa sono stati indicati come sovversivi e successivamente sono stati dimenticati, per essere poi oggetto di un revisionismo storico, che invece di considerarli eroi, è andato a cercare interessi e malefatte recondite (anche questo vizio italico), capovolgendo come sempre la realtà e come tutt’ora accade, relegando i martiri e le vittime a colpevoli e innalzando agli allori del pubblico i criminali. Sono quasi certo che in qualsiasi altra Nazione un’impresa del genere sarebbe divenuta un’epica pagina di storia, ma lo sappiamo, oltreconfine un sasso diventa un monumento, intorno ad un banale oggetto si costruisce un museo, uno scarabocchio è gestito come un’opera d’arte…. da noi, i milioni di quadri, statue, affreschi, monumenti, siti archeologici, edifici storici e quant’altro, che potrebbero farci guadagnare milioni di euro e produrre lavoro se fossero giustamente gestiti, sono abbandonati a loro stessi o sottovalutati. Tornando all’argomento “camice rosse” e ripensando a quei tempi, ci è difficile comprendere lo spirito che animava loro e tutti i martiri e patrioti che hanno combattuto e sono morti durante quel periodo. Domenica guardando la premiazione del gran premio di formula uno e vedendo la squadra Ferrari cantare “Fratelli d’Italia”, mi sono chiesto se gli Italiani che sentono o cantano quest’Inno, riescono ad andare oltre lo spettacolo musicale e si rendono conto, nell’animo, che queste cinque strofe (che peraltro nessuno conosce per intero) sono state scritte non con l’inchiostro, ma con il sangue di chi ha dato la vita, tra questi lo stesso autore del testo, per la libertà e l’unità della Nazione. Tutto questo però è ormai obsoleto, mi rendo conto che i valori morali adesso sono altri, ma vorrei sapere quanti parlamentari di oggi, il cui compito è di fare il “bene” dello Stato e della Nazione, sarebbero pronti a dare la loro vita se questo “bene” lo richiedesse, o se invece sono capaci soltanto di fermarsi all’altra parola con la stessa radice: vitalizio! Rimane però il fatto che non abbiamo reso il merito dovuto ai Garibaldini e alla loro impresa, nonostante tutti i difetti e le diverse valutazioni riscontrabili sul loro operato, prima tra tutte la scelta del Generale di appellare Vittorio Emanuele quale Re d’Italia, anche in disaccordo con Mazzini. Tra due giorni festeggiamo il 2 giugno, la Festa della Repubblica, e non sarebbe fuori luogo che qualcuno ricordasse Garibaldi e i Mille, iniziatori di quel percorso che ha reso la nostra Nazione una Repubblica Unita.

26/05/2017

La pioggia prima che cada (J. Coe)

coe, pioggia, cada, rosamond, imogen, gill, inghilterra, rebecca, feltrinelli, warden farmPrima di morire Rosamond vuol rivelare alcuni segreti alla giovane Imogen e decide di farlo in modo originale: registrando il racconto di alcune foto alla ragazza non vedente. Attraverso queste descrizioni la protagonista ci illustra la storia delle figure femminili che hanno caratterizzato la vita della famiglia. Tutte queste figure hanno dei caratteri che le porteranno ad avvicinarsi e allontanarsi, finanche a provare odio tra loro.  L’autore riesce a rappresentarci uno spaccato, dove i personaggi sono spesso alla ricerca di affetto e le vicissitudini che devono affrontare li isolano anche rispetto alle persone che hanno accanto. Certamente il romanzo non è un inno alla gioia e i momenti di felicità sono sporadici. Anche se ogni storia ha un finale negativo, come il romanzo stesso, Coe è capace di incuriosire il lettore tenendolo appeso alla possibilità di un qualcosa di positivo che deve succedere.

14/05/2017

I racconti del Castello (P. Silvestri)

castello, isola giglio, isola, giglio, palma, silvestri, tirreno, falcoIn realtà non si tratta di veri e propri racconti ma aneddoti, episodi e descrizioni di situazioni, luoghi e persone che hanno caratterizzato il borgo del Castello all’Isola del Giglio. Il sottotitolo del libro “frammenti di ricordi e pensieri gigliesi” è pertanto più esaustivo del titolo stesso. Per coloro che hanno vissuto o vivono quella realtà è perciò interessante riscoprire con la memoria un tempo che ha rappresentato la vita sociale di questa ristretta comunità. Per tutti gli altri è interessante apprendere come sia circoscritto il mondo per chi, invece, all’apparenza domina spazi infiniti dall’alto di un’isola. E’ evidente, leggendo il libro, l’impegno che la scrittrice adopera, come ha già fatto in altre occasioni, nel ricercare e riportare alla luce un passato che ha distinto e resa unica la comunità dell’Isola del Giglio. Una piccola isola che ad un passo dal “continente” è riuscita e tuttora è in grado di mantenere intatte le proprie peculiarità.       

10/05/2017

Ad occhi chiusi (G. Carofiglio)

occhi chiusi.jpgE’ questo il secondo romanzo dell’autore, ormai datato 2003, ma nel quale già prendono forma le caratteristiche dei successivi che vedono protagonista l’avvocato Guerrieri. In quest’occasione il legale accetta di seguire un caso che vede protagonista il figlio di un presidente del tribunale, un imputato quindi arrogante che si fa forte dell’impunità garantita dal padre. Guerrieri, a differenza dei suoi colleghi, accetta di difendere la donna che è dovuta sottostare ai soprusi dell’individuo, pur consapevole della difficoltà del caso ma speranzoso di trovare nelle figure del pubblico ministero e del giudice persone rette e non condizionabili. La vita dell’avvocato s’intreccia con quella professionale e molto variegata, come nella realtà, è la schiera dei personaggi che danno vita alla storia. Il racconto è ricco di vivacità nonostante gli ambienti in cui si svolge e il finale non è certamente scontato: non sono i cattivi ad imporsi come potrebbe presupporsi, né i buoni riescono a vincere come nelle favole.      

03/05/2017

La spia (P. Coelho)

mata hari, coelho, spia, guerra, francia, germania, olanda, macleod, clunet, giustiziataNell’immaginario collettivo Mata Hari è considerata la spia per antonomasia. In questo romanzo invece l’autore ci presenta una figura diversa. Margaretha, il suo nome di nascita, non è la donna spregiudicata, seduttrice, amante dell’avventura e degli intrighi che c’immaginiamo, ma una madre che conscia del destino che l’aspetta, prende carta e penna e scrive alla figlia la verità sulla sua vita. Il romanzo si può definire epistolare, raccoglie, infatti, le lettere scritte dalla donna in cui racconta la propria vita e quelle del suo avvocato, che probabilmente lei non avrà il tempo di leggere. Da queste la figura della spia finisce in secondo piano, sebbene sarà giustiziata per questa presunta attività, di fatto la donna non l’ha mai esercitata, né i suoi accusatori trovano prove per condannarla. La sentenza è però scontata, perché Mata Hari, sebbene celebre, famosa e invidiata, è una donna pericolosa, soprattutto per chi le è amico: la società dell’epoca non è ancora pronta ad accogliere il suo stile di vita. Tra le righe del romanzo leggiamo che la sua unica colpa è di essere una donna libera, ma questa libertà, che oltre a renderla famosa provoca invidia e gelosia, si contrappone alla sua ricerca della felicità. Arriverà così a compiere scelte di sacrificio e ad alto rischio a scapito di una tranquillità che potrebbe ottenere senza alcuno sforzo, lasciando spazio a coloro che cercano di usarla. La usa forza, o disgrazia, è quella di farsi carico delle responsabilità derivanti dalle scelte fatte e di affrontare con orgoglio ogni accadimento, cercando sempre di essere prima donna anche davanti al plotone di esecuzione.   

26/04/2017

Il triangolo dei tre misteri (G. F. Casalini)

mistero, triangolo, casalini, loffredo, vilhena, galita, hedia, cousteau, cavtat, algeriaChi fossero Romolo e Remo, chi fosse la lupa, com’è nata Roma è ancora oggi un mistero, che poi, come spesso accade, si è trasformato in leggenda. E’ da allora che la nostra Penisola è ricca di misteri, spesso affascinanti, leggende appunto, ma che spesso nascondono verità inquietanti e sono quindi causa di tragedie e disperazione. In questo libro l’autore Casalini ne affronta tre, che sebbene non interessino direttamente il territorio nazionale, coinvolgono cittadini italiani o il nostro mare. Riguardano l’affondamento di tre navi, due avvenuti nel 1961 ed uno nel 1974. Hanno avuto ed hanno ancora un vasto eco, poiché su due di essi soprattutto, i primi due, non è dato sapere cosa sia successo: le cause dei naufragi sono ignote e le navi affondate e i corpi dei marittimi non sono mai stati trovati. Le storie, per chi non le conosce, possono certamente essere degne di curiosità, ma leggendo il libro non mi è chiaro quale sia lo scopo dell’autore. Sicuramente è un modo per non dimenticare gli eventi e il dolore dei familiari delle vittime; certamente Casalini è molto partecipe alle vicende della famiglia Loffredo e alla scomparsa dei suoi cari, con enfasi e passione ci racconta il loro dolore, i loro dubbi, la loro dignità nell’affrontare drammi e anche successi. Oltre a questo però il libro non ci consegna altro: è chiaro che l’autore non è stato in grado di approfondire con nuove ricerche e documentazioni gli eventi, né è in grado di fornire nuove informazioni, anzi spesso conclude le descrizioni dei fatti ponendo lui stesso delle domande. Chi si appresta a leggere il libro sa in partenza che non potrà avere le risposte ai misteri narrati, altrimenti non sarebbero più tali, ma sia già conosca i fatti sia ne venga a conoscenza con la lettura, secondo me rimane deluso: nel primo caso, perché appunto non avrà nuove informazioni, se non quelle personali legate alla famiglia; nel secondo, perché dati e racconti non hanno una linearità, ma si ripetono più volte anche in maniera confusa, dando spesso l’impressione che il capitolo che ci si appresta a leggere sia un nuovo racconto.  

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